Antonio De Lisa (Adel)- Verso un’arte organica

Ho sempre avuto avversione verso le etichette artistiche; ho pensato con scetticismo alla possibilità di definire la propria arte. Ma una qualche funzione ce l’hanno. Ho passato gli ultimi due mesi a riflettere su un termine, che è anche un’etichetta: organicismo, arte organica, dimensione organicista dell’arte. E’ come se mi fossi abituato a portare un vestito appena comprato. L’etichetta me la sono data da solo e spiegherò il perché. Qui provo a sentire l’effetto che fa. Nel prossimo futuro si annunciano altre mostre (alcune di una certa importanza), mi ci presenterò con un biglietto da visita.

Ho cominciato a fare cose di una certa consistenza in ambito artistico già dai primissimi anni Ottanta (“Le rovine di Elea”, per esempio, e altre cose) ma le ho tenute chiuse nello studio per dare la prevalenza alla musica. Ora me ne pento e penso di fare ancora in tempo a rimediare.

Multi-materico e figurativo

La definizione di “Arte organicista” nasce dall’esigenza di tenere insieme due percorsi, quello multi-materico e quello figurativo. Le opere degli anni Ottanta sono appunto multi-materiche, polimateriche, quelle successive, a partire dalla metà degli anni Novanta, sono decisamente figurative. Queste ultime hanno impiegato tecniche in fondo tradizionali, come l’olio e l’acrilico. Come tenere insieme queste due tenenze? Perché io “voglio” tenerle insieme. Tuttora elaboro (anche se più di rado) opere multi-materiche. Il termine “organicismo” mi sembra che possa tenere insieme i due universi.

Adel- Rovine di Elea (1981)

La prima ispirazione d’istinto (quella che conta) è stata verso la materia. Mi riferivo a quelle concezioni che sostenevano di voler far “respirare la materia”, sia in pittura che in musica. Si pensi in musica a Varese, il quale sosteneva che bisognava liberare l’intelligenza che è nei suoni: più materismo sonoriale, meno contrappunto. Sonus, appunto. Da lì sono nate molte esperienze “rumoristiche”.

In pittura questo è stato anche più evidente, si pensi all’informale, per esempio (Alberto Burri e Fautrier). Un’intera stagione è stato vissuta in quella dimensione, fino all’Arte povera.Ma non ho mai abbandonato il contrappunto, per riprendere l’esempio, e ho sempre amato certe manifestazioni simboliche e figurative della pittura, da Ernst a Munch. La materia la si libera anche organizzandola, dandole una forma. Da qui la parola: Organicismo.

Il rapporto col soggetto e il rapporto con la Fuga musicale

Dall’altra parte c’è il rapporto con il soggetto del quadro, con gli oggetti rappresentati. In questo caso si può stabilire l’analogia con una fuga musicale: come la fuga abbrevia, inverte, traspone il tema, a volte suggerendolo solo con poche note, così l’organicismo accenna soltanto all’oggetto originale con un tratto, una linea, qualche volta ripetuta, qualche volta mostrata in profondità. La costante è quella di non perdere il rapporto con la realtà degli oggetti.

Adel- Violino desiderante

Materismo, soggetto, realtà. Come si può fare una sintesi di queste tendenze? La parola giusta sembra a questo proposito: organicità. Se si persegue l’organicità si fanno buone opere, ci si riavvicina alla natura, si fa capire qualcosa al pubblico. Tutti obiettivi ammirevoli.Le opere organiciste debbono essere prima di tutto “organiche”, giuste ed essenziali come un organismo e insieme brulicanti di vita, che in pittura significa cromaticamente interessanti. Se non avessi paura di tornare troppo indietro parlerei addirittura di “buona forma”. I quadri dovrebbero essere insieme ben formati e spregiudicati, imprevedibili, innovativi. Per non rischiare la perdita di senso, è necessario legarli insieme alla materia e alla forma.

Simbolo e realtà

C’è da chiarire una cosa importante prima di andare avanti nel ragionamento: qual è il posto dei simboli e del simbolismo in tutto questo. Ne parlo perché mi è stato più volte fatto notare che in molti quadri emerge una dimensione simbolica non indifferente. Rispondo spesso alle sollecitazioni del fantastico puro, come nel quadro “Candore e desiderio”. Il riferimento all’Unicorno, un animale mitologico, è plausibile solo in una dimensione fantastica

Adel- Candore e desiderio

Il ciclo “Cilentum Blues” coniuga simboli, anche antichi e arcaici, con una specie di racconto simbolico della mia educazione sentimentale, che ho esplicitato in una vera e propria “Iconologia di Cilentum Blues”. Non ci vedo una vera contraddizione, in quel caso sono simboli legati alla particolare esuberanza naturale di quei luoghi, il mare, il sole, la luce accecante.

Per ora fermiamoci ai simboli, più avanti dovremo parlare del rapporto con la natura.

E siamo alla questione più rilevante di tutta la vicenda: ma il materismo non è, in fondo, una versione un po’ più arrogante del vecchio naturalismo? Ma porre così le cose è un ricadere in vecchi equivoci, tra Ottocento e Novecento. Non possiamo andare un po’ avanti? E, per esempio, guardare con rinnovata e tenera simpatia alla Natura, vista che è così martoriata. Andiamo avanti, appunto. Porre vecchie questioni significa impedire il cammino. Non ci vedo nulla di male nel rappresentare una barca nella Grotta azzurra di Palinuro. Quella barca oscilla tra Simbolo e realtà, ma realtà è anche il modo di dipingere le rocce. Non si vuole rifare il verso alla Natura, ma coglierne i messaggi.

Adel- Grotta azzurra di Palinuro

Suggestioni orientali

L’Arte organica ingloba anche tutta una serie di curiosità, per esempio per le suggestioni orientali. Nel corso di molti viaggio mi è capitato di vivere l’organicità dall’interno, per esempio in grandi manifestazioni religiose, soprattutto in India, ma anche in Cina. Queste tracce si consolidano in quadri e opere che hanno anche una valenza memoriale.

Adel- Ganesh

L’organicismo in architettura

La parola “organicismo” può legittimamente richiamare – in ambito estetico- le esperienze svolte in architettura e la cosa è pertinente.

“Il concetto di organicità, spesso associato o identificato con quelli di funzionalismo, Einfühlung, nel campo dell’architettura moderna ha preso spunto dalle teorie di F.L. Wright che, già nel 1910, considerava organica quell’architettura pensata e progettata come ‘una cosa unica’, capace, quindi, di evitare l’isolamento dell’edificio, prescindendo dal suo arredo interno, dal luogo e dall’ambiente a esso relativi. Questi principi ineludibili sono arricchiti da una costante preoccupazione per gli aspetti psicologici e dall’anelito di migliorare la qualità della vita, per la valorizzazione dei materiali costruttivi, per le soluzioni tecnologiche di dettaglio, della piccola scala progettuale ecc. L’edificio non viene, quindi, ‘bloccato’ in rigidi schemi compositivi ma si ‘libera’ verso la ricerca di rapporti con la natura circostante” (Treccani, ad vocem).

Nel caso di Le Corbusier, si è trattato di nuovo umanesimo, nel rapporto tra uomo (misura di tutte le cose) e natura. I manufatti dovevano inserirsi nella natura senza violentarla. Nel caso mio la questione si pone però come una specie di protesta, per l’arroganza umana a sconvolgere la natura. Lasciamo parlare la materia (la Natura), che è più saggia della nostra presunzione.Il parallelo con l’architettura è valido invece nel senso di opera “organica”, ben tessuta.



Categorie:A01- Verso un'Arte organica - Towards an Organic Art

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: