L’installazione d’arte

Per installazione si intende un genere di arte visiva sviluppatosi nella sua forma attuale a partire dagli anni settanta. L’installazione è un’opera d’arte in genere tridimensionale; comprende media, oggetti e forme espressive di qualsiasi tipo installati in un determinato ambiente. È imparentata a forme di arte come la scultura e la Land art.

Una delle caratteristiche principali per definire un’opera d’arte installativa è il fatto che essa abbia come soggetto principale il fruitore. Tutto deve essere costruito per modificare o comunque sollecitare la percezione dello spettatore che diviene parte integrante del lavoro: senza il fruitore, l’opera d’arte installativa non esiste. Altrettanto essenziale è il fattore dell’ambiente nel quale l’opera è integrata, si possono concepire anche delle installazioni smontabili per rendere possibile la sistemazione in una sede non precisata.

Esiste una differenza tra l’installazione come opera e l’installazione dell’opera, dove la prima espressione indica la tecnica dell’installazione per la produzione di un’opera d’arte nuova, mentre la seconda ci parla solo di come un’opera (pittura, scultura o video) sia sistemata nello spazio.

Le origini dell’installazione possono essere ricercate in opere e considerazioni dell’arte moderna nel senso classico, dunque nei suoi sviluppi durante la prima metà del XX secolo:

  • Si pensi ai lavori dell’artista russo El Lissitzky e del tedesco Kurt Schwitters con il suo Merzbau: si tratta di una casa-studio trasformata con gli stessi materiali usati nelle sue opere.[3] Schwitters aveva tra l’altro sviluppato la tecnica del collage fino al punto di renderla tridimensionale integrando interi oggetti nell’opera e facendone quindi una specie di installazione in miniatura, detta assemblage; egli intendeva riunire le varie forme di espressione artistica in una sola opera d’arte.
  • Un altro precedente fondamentale venne inoltre dal cosiddetto ready-made di Marcel Duchamp, dal quale l’installazione ha preso la sua impronta tendenzialmente concettuale. L’artista lascia nei suoi scritti il progetto per quella che potrebbe essere considerata la prima installazione: Étant donnés o “dati 1 caduta d’acqua, dati 2 gas illuminante” dove al pubblico viene richiesto di sbirciare attraverso i fori di una porta di un fienile per fruire l’opera.

La tendenza, da parte di questi artisti, ad usare materiali deliberatamente poveri o quotidiani si riscontra ripetutamente anche nell’installazione.

Sviluppatasi nella seconda metà del Novecento (anni sessanta e anni settanta), questa forma di arte si è notevolmente differenziata nel corso dei decenni, e che con il termine di installazione si possono oramai indicare opere d’arte assai diverse tra di loro. Questo è dovuto proprio alla natura piuttosto concettuale e astratta dell’opera, la quale non è legata ad una particolare forma di tecnica o materiale, ma piuttosto a quello di installare un qualcosa in un determinato ambiente, il quale assume determinate caratteristiche. Dato che il video è uno dei media preferiti da diversi anni, questo tipo di espressione è spesso strettamente legato anche alla videoarte e prende in questi casi il nome di video installazione.

Una delle pratiche più identificative dell’installazione dagli anni 2000 in poi è da considerarsi quella legata al concetto di site-specific, ossia la produzione di opere in cui la relazione col contesto architettonico è strutturale ed essenziale.

Installazioni di prestigio vengono oggi regolarmente esposte alla Biennale di Venezia, alla documenta di Kassel e alla Tate Modern di Londra.

Da diversi anni si vanno sempre più diffondendo le installazioni su alberi: gli artisti appendono i loro elaborati ai rami degli alberi ed invitano il pubblico a contribuire all’arricchimento dell’installazione.

L’artista americana Yōko Ono ha presentato due famose installazioni di questo tipo al MoMA di New York e all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington. 

Alcuni artisti

Installazione di luci di Dan Flavin a Gelsenkirchen, 2004.

I diversi media utilizzati in un’installazione possono andare dall’internet alla luce, dalla performance alla scultura, dal suono all’immagine. L’installazione ha spesso la funzione di completare, come opera d’arte, l’effetto urbanistico di un edificio.

Vito Acconci
Mirosław Bałka
Vanessa Beecroft
Joseph BeuysGuy Bleus
Daniel Buren
Guillaume Bijl
Christian Boltanski
Louise Bourgeois
Joan Brossa
Maurizio Cattelan
The Chapman Brothers
Judy Chicago
Christo e Jeanne-Claude
Gino De Dominicis
Olafur Eliasson
Ingrid Falk
Dan Flavin
Theaster Gates
Andy Goldsworthy
Damien Hirst
Thomas Hirshorn
Ilya Kabakov
Anish Kapoor
Jonathon Keats
Anselm Kiefer

Ed Kienholz

Jannis Kounellis

Barbara Kruger

Donald Judd

Matthieu Laurette

Sol LeWitt

Richard Long

Mary Lucier

David Mach

Gordon Matta Clark

Mario Merz

Marisa Merz

Bruce Nauman

Giuseppe Penone

Roman Opalka

Pipilotti Rist

Don Ritter

Stefan Sagmeister

Nicolaus Schmidt

Spencer Tunick

James Turrell

Bill Viola

Wolf Vostell

Rachel Whitread

Krzysztof Wodiczko

Fonte: Wikipedia



Categorie:I10- [VISUAL ART : ISTALLAZIONI E PERFORMANCES]

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